Chissà per quale motivo, ad un livello di analisi superficiale spesso si tende ad associare l’Ottimismo Inrealistico al simpatico Berlusconi mentre il Pessimismo Realistico al buon Bersani.

A parte il fatto che non si tratta di valutare la personale tendenza psicologica di un singolo politico ma piuttosto il tipo di politica che mettono in atto, oggi proviamo a riflettere sul ruolo dell’Ottimismo in politica.

Prometto però non leggerai opinioni personali o schieramenti di parte ma soltanto una sana riflessione sul ruolo che potrebbe avere l’Ottimismo nella Politica e in realtà non ti esporrò nemmeno il mio solo parere ma quello di due grandissimi studiosi di fama mondiale: Alan Krueger e Daniel Kahneman.

Una delle cose che distingue questo blog dalle rispettabili e comunque positive pagine internet in cui ognuno presenta il proprio pensiero sulla vita, è che qui tentiamo (non sempre riuscendoci) di trovare una coniugazione concreta e operativa tra realismo e ottimismo; cioè l’Ottimismo Realistico. Non ci accontentiamo di fare pensieri “felici” se poi sono irrealizzabili ma non ci rassegniamo a fare pensieri “tristi” perchè più facili da realizzare!!

Secondo Alan Krueger e Daniel Kahneman, il primo un economista e il secondo uno psicologo, anche la politica dovrebbe fare la stessa cosa: organizzare un sistema di leggi e azioni pubbliche che aiuti il popolo ad essere più felice.

Che la missioni ultima della buona politica debba essere la felicità del popolo non è ceto una novità ma da sempre ci si scontra con il fatto che non tutti hanno la stessa idea di felicità e che quindi sarebbe impossibile accontentare tutti.

Ciò comporta che ogni politica e politico avrà una percentuale di persone che la pensano come lui e una parte altrettanto ampia di persone che la pensano in modo completamente diverso. Questo in breve crea le maggioranze e le minoranze e se da una parte garantisce la democrazia e l’alternanza, dall’altra rende difficile portare a termine una visione politica di lungo periodo.

Comunque sia secondo i due scienziati le diverse politiche e i diversi politici, dovrebbero concentrarsi su uno scopo comune e magari perseguirlo con politiche diverse. lo scopo comune dovrebbe essere la felicità dei cittadini e per questo è nata una sorta di nuova scienza che dovrebbe misurarla.

Questa scienza a metà tra economia e psicologia prende in esame molti indici economici, sociali e demografici e con calcoli adeguati ha individuato una sorta di indicatore della felicità.

Conteggiando la soddisfazione economica, la soddisfazione relazionale, quella personale, il tempo libero dedicato alle proprie passioni e altri fattori, gli scienziati hanno elaborato quello che chiamano Indice U.

La U sta per Undesiderable e quindi in italiano parleremo di Indice I di Indesiderabilità. In ogni caso si tratta di un numero che dovrebbe essere basso, nel senso che meno tempo passiamo a fare cose Indesiderabili più tempo resta per essere felici.

A questo punto la politica dovrebbe mettere in atto tutto quello che è in suo potere per limitare l’Indice U, favorendo politiche che alzano il benessere emotivo delle persone o che abbassano i loro fastidi.

La cosa curiosa è che i due scienziati sostengono che esistono dei fattori trasversali alla popolazione in grado di aumentare la felicità e sarebbero ad esempio il fatto di passare molto tempo con gli amici, di avere una vita sentimentale stabile e si spingono persino a considerare il sesso come un fattore che abbassa l’Indice U :-)

Poichè questi ed altri fattori sarebbero realmente bi-partisan ogni politico dovrebbe allora promuovere leggi che “spingono” le persone a socializzare, forse istruire obbligatoriamente le persone a scegliere bene il partner e magari rendere più difficili i divorzi, ma potrebbero addirittura pensare a leggi per garantire più sesso per tutti :-)

Mi sembra di rivedere le parodie che facevano dei manifesti elettorali tipo:
più sesso per tutti e meno piatti da lavare, amicizie più lunghe e litigi più brevi!!

Insomma è interessante che la scienza provi a fornire alla politica uno scopo altro e nobile come la ricerca della felicità e penso che in definitiva sia qualcosa di sicuramente ottimistico ma non sono certo che sia anche realistico.

Che dire… io ho molta più fiducia nella “politica personale” che in quella pubblica e cioè nel fatto che ognuno debba organizzarsi una politica di vita che lo renda felice e aspettarsi che sia lo stato o qualcun altro a farlo per noi… beh quello potrebbe essere da Ottimisti Ingenui.

Nessuno di noi ha abbastanza potere da influenzare la vita di una nazione intera e magari in pochi mesi di governo… ma ognuno di noi ha abbastanza potere da influenzare la propria vita e perseguire una politica personale di “buon governo”... e così evitiamo di fondare un nuovo partito, dato che in Italia ne abbiamo abbastanza!!

Comunque se proprio vogliamo io ho 2 nomi da proporre:
Rifondazione Ottimista :-)
Popolo dell’Ottimismo :-)

Tu che ne pensi? Sei per la politica pubblica o per quella personale?
Lascia il tuo parere

Sebastiano