C’è Crisi?
Festeggiare
La Crisi è stata superata?
Festeggiare
Non si entra in Crisi?
Preoccupazione
Oggi è Domenica e mi domando se è la fine di una settimana o l’inizio della prossima??
Beh, diciamo che è questione di punti di vista… comunque in questo post dedicato a “come essere ottimisti in tempo di crisi” sono partito iniziando dalla fine… cioè dalle conclusioni!
In cinese CRISI significa sia Opportunità che Minaccia e si scrive con una parola/simbolo che rappresenta entrambe i significati.
Vuoi sapere se ci sono dei “trucchi” per vedere le opportunità anche durante le crisi?
Caro amico o amica non ci sono trucchi per restare sempre di buon umore anche durante le crisi… o almeno non ci sono trucchi intelligenti… ma se hai letto il post in cui si parlava proprio dei “trucchi di prestigio” sai che la psicologia può essere un modo di alterare la nostra percezione della realtà, proprio come lo è la magia.
Oggi, come sempre ti racconto della magia dell’Ottimismo Realistico, in merito ad un argomento molto importante: la Crisi e più in generale qualcosa che spaventa.
Un buon illusionista ti fa percepire le cose diversamente da come sono, anche se naturalmente non ti “racconta le bugie”, non ti dice che le cose sono come lui le fa apparire. Se un illusionista facesse credere che è “vero” quello che fa, si comporterebbe da “mago”… e io (non so tu) non credo ai maghi!
Quindi come posso usare la “magia dell’Ottimismo” per superare i periodi di crisi?
Come posso affrontare diversamente qualcosa che mi spaventa?
Tanto per iniziare ci sono 2 concetti da distinguere:
1) come sono le cose
2) come percepiamo le cose
Alle persone solo realiste, interessa maggiormente la n.1… loro sono interessati alle cose “vere e concrete”, loro non si fanno illusioni e vogliono guardare in faccia la realtà!!
Alle persone solo ottimiste, interessa maggiormente la n.2… loro vogliono vedere solo il bello ovunque, loro vogliono “visualizzare” il mondo come dovrebbe essere e come sperano che diventi!
E noi Ottimisti Realisti?
Beh, il nostro approccio prevede di decidere come vorremmo percepire le cose (n.2) e poi iniziare ad agire per fare in modo che alla fine le cose siano proprio così (n.1).
Capisci bene che è l’Azione che fa la differenza… ma per iniziare ad agire diversamente, dobbiamo prima cambiare la nostra percezione delle cose!
Questo significa che l’Ottimista Realista vuole assolutamente vedere come sono le cose (n.1) ma non per rassegnarsi e restare passivo. L’Ottimista Realista decide come percepire le cose per poi agire e trasformare le cose stesse!
Tuttavia per agire e cambiare le cose abbiamo bisogno prima di tutto di percepirle diversamente ed ecco che arriviamo nel cuore della Pillola di Ottimismo di oggi: Cosa è veramente una Crisi?
Una crisi non è un evento ma è una periodo; più o meno lungo ma è un periodo di tempo, non un istante!
La Crisi è quel periodo in cui le cose non sono più come erano prima ma non sono ancora come saranno!
Ad esempio, la Crisi è il periodo in cui un adolescente diventa uomo, oppure quello in cui uno studente diventa un lavoratore, un lavoratore diventa un pensionato o un single diventa sposato
Quindi?
Quindi noi possiamo sempre vedere le cose per quello che sono state nel passato oppure vederle per quello che potranno diventare nel futuro!
Questo è un modo diverso di percepire le cose e quando cambiamo il modo di percepire le cose, inevitabilmente cambiamo anche il modo di agire!
Il passato è importante: quello che è successo, quello che siamo stati…
Ancora più importante è il futuro: quello che succederà, quello che diventeremo.
La pillola di Ottimismo è questa: La Crisi è il passaggio da un presente ad un futuro e in essa ci sono aspetti negativi e altri positivi. Alle volte vediamo prima gli aspetti negativi, ci spaventiamo e pensiamo che la crisi sia una Minaccia. Altre volte vediamo prima gli aspetti positivi e pensiamo che la crisi sia una Opportunià. La realtà è che ogni periodo è l’antefatto del prossimo periodo e ogni inizio è anche una fine. Ogni Crisi è sia una Opportunità che una Minaccia!
Finchè siamo vivi, abbiamo un futuro e spetta a noi decidere cosa vederci… ![]()
L’unica fase in cui preoccuparsi veramente è quella in cui non avessimo più futuro!!
Ecco dunque le conclusioni da cui abbiamo iniziato:
C’è Crisi?
Festeggiare
La Crisi è stata superata?
Festeggiare
Non si entra in Crisi?
Preoccupazione
Forza, lascia un commento, racconta di un aneddoto in cui una tua Crisi si è rivelata una vera opportunità, nonostatnte le difficoltà o le minacce!
Anche questi aneddoti finiranno nell’eBook di prossima uscita “101 Storie di Ottimismo Realistico”.
Ci sentiamo presto
Sebastiano

21 Commenti
Valentino Salvato
marzo 2nd, 2009 at 09:15
Caro Sebastiano,
Sono d’accordo sull’interpretazione “minaccia/opportunita’” della parola “crisi” in generale e su tutti i tuoi commenti successivi tuttavia c’e’ da fare una precisazione.
Io non userei il riferimento all’ideogramma Cinese (non Giapponese) della parola crisi che viene usato spesso nell’industria del self-help con buoni propositi, ovviamente. Ogni conoscitore della lingua Cinese sa che e’ una interpretazione non completamente corretta. Non so in Italiano, ma ci sono molti siti in Inglese dove viene spiegato chiaramente il vero significato della parola Cinese “crisi”.
Ovviamente questo e’ un dettaglio che non eri tenuto a sapere, in quanto il tuo ruolo non e’ quello di esperto della lingua Cinese. Inoltre cio’ non toglie nulla alla correttezza delle tue considerazioni sulla crisi alle quali mi associo.
Cordialmente
Sebastiano Todero
marzo 2nd, 2009 at 10:02
Carissimo Valentino
Che piacere vedere che mi segui e sei sempre così prezioso!
Scrivere Giapponese invece che Cinese è stata una svista… dovuta al fatto che mentre iniziavo a scrivere l’articolo pensavo anche al concetto di Kaizen… e devo averli mescolati!
Grazie naturalmente per l’apprezzamento al contenuto delle riflessioni.
Sebastiano
Paolo
marzo 2nd, 2009 at 10:09
Grazie per questo post ricco di fiducia nelle potenzialità insite nel cambiamento!
La citazione dell’ideogramma cinese adorna anche la prefazione di un ottimo testo … “Il Punto di Svolta” scritto dal fisico F. Capra ad inizio anni ’80 e quanto mai attuale, leggetelo numerosi.
Mi associo al 100% a questa visione, e carico ancora di più … per la nostra società questa CRISI è VITALE, questa crisi ci dà la possibilità di cambiare le regole del gioco ed iniziare un nuovo percorso più in sintonia con la nostra vera natura.
Quindi per quanto impopolare, per quanto questa transizione comporti inevitabili sofferenze per molti (d’altronde ogni travaglio si accompagna a dolore!), personalmente guardo con gioia al crollo della economia dei giganti. Non si può continuare a fare cose inutili per mantenere in vita un meccanismo perverso. Meglio scendere dal treno, magari andare un po’ a piedi scalzi, per poi trovare il sentiero che ci porta nell’oasi nella vita e non giù per il precipizio dell’auto-distruzione. Purtroppo siamo ancora così poco evoluti che solo in momenti come questi troviamo la forza di accedere alle nostre risorse interiori, liberandoci dalla illusione della scarsità e manifestando tutta la nostra capacità creativa.
Questo momento mi ricorda molto il bellissimo film “La Tigre e il Dragone” di Ang Lee che consiglio a tutti i lettori. Nel film c’erano tante figure molto rappresentative, tra cui la giovane guerriera ricca di talento ma tanto accecata dalla potenza del suo ego da causare la morte del suo amato compagno. Alla fine della storia la guerriera, interiormente distrutta dalle conseguenze delle sue azioni, seguendo una antica profezia, compie un atto di fede estremo e si lancia nel vuoto per fare tornare in vita il suo amore. Questa simbologia ha avuto in me un forte impatto e mi ha confermato l’importanza di cominciare ad ascoltare la nostra parte intuitiva nel fronteggiare i momenti di crisi. Questa “mappa” mi ha aiutato anche nei momenti più dolorosi, realizzando che anche di fronte alle più estreme conseguenze ne usciamo sempre “vincitori” … perché in verità la morte non esiste, in verità c’è solo vita!
Mi auguro che in futuro ognuno di noi trovi il coraggio di compiere tanti passi del genere, tanti atti di fede per realizzare un futuro diverso da quello che ci hanno raccontato.
Con fede, Paolo
donato
marzo 2nd, 2009 at 10:51
mi chiamo Donato e alcuni fa nel mio ufficio eravamo un gruppo di 10 persone di cui io ero l’ultima ruota del carro in quanto neo-assunto. Siccome non avevo la ragazza..stavo poco con gli amici..e avevo voglia di far carriera..lavoravo tanto e imparavo velocemente..fatto sta che nel giro di 2 anni…il gruppo si era decimato (causa dimissioni per altre opportunità e per problemi vari)..ed ero rimasto solo io e un consulente esterno..ero in profonda crisi perchè c’erano casini sui clienti ed io ero in difficoltà…allora cosa ho fatto ? ho visto in questo un’opportunità di ricostruire il gruppo e diventarne il responsabile…e dopo altri 2 anni di sforzi la crisi è passata…devo dire che in questo mi ha aiutato molto anche happyrelax…
ultimamente c’è stata un’altra crisi di soldi ma spero di recuperare con un nuovo tipo di investimento (FM) che ho trovato…
riporto una frase che mi aiuta molto :
“non è importante quante volte cadi…ma quante volte ti rialzi più forte e consapevole di prima…”
tante buone cose a tutti
donato.attolico@libero.it
Sebastiano Todero
marzo 2nd, 2009 at 10:57
Grande Paolo!!
Ma sai che mi fai venire in mente un libro, tra i primissimi che lessi e che ora che ci penso… potrebbe aver segnato l’inizio della mia passione per la psicologia e lo sviluppo personale: parlo de “Il Tao della Fisica” sempre di F.Capra.
Anche secondo te dobbiamo tornare alla “semplicità” di una volta!!
Hai letto per caso il post sul pensiero di Adriano Celentano?
http://www.nuovapsicologiaapplicata.info/articoli-sulla-npa/adriano-celentano-promuove-la-npa/
Se ti va fai un giretto anche li
Se poi vuoi proprio farci un regalo… lascia ancora un commento ma con una tua storia di “crisi superata” che lo mettiamo nell’eBook “101 Storie di Ottimismo”.
Un saluto
Daniele
marzo 2nd, 2009 at 10:59
Anch’io sono d’accordo. Penso che la crisi rappresenta il cambiamento di qualcosa. Ma sono questi momenti in cui chi si distingue, chi si rimbocca le maniche, avrà un futuro straordinario. Perchè le crisi fanno una selezione naturale.
Sebastiano Todero
marzo 2nd, 2009 at 11:07
Per Donato e Daniele
Ottimo!!
Daniele conferma che Donato ha superato la “selezione naturale” rimboccandosi le maniche!!
Prenderemo in considerazione l’aneddoto dei 10 dipendenti…
Sebastiano
andrea
marzo 2nd, 2009 at 14:55
la crisi c’è, ma come dato medio.
sta in ognuno di noi prendersi la responsabilità di stare su un piatto o sull’altro della bilancia.
ciao e grazie.
andrea
Paolo
marzo 2nd, 2009 at 15:25
Allora provo a dare un contributo più personale …
Il momento più critico per me è stato la perdita di mio padre, la persona che ho più adorato in vita mia, avvenuta circa un anno e mezzo fa. Tre anni e mezzo prima gli venne diagnosticato un tumore al colon retto, e da lì iniziò un percorso lungo e doloroso che mise a dura prova tutta la mia famiglia. Proprio in quegli anni da figlio divenni a mia volta padre. Ma nonostante la profonda angoscia, questa storia per certi versi ha avuto un suo senso profondo e guaritore.
Nella tragedia la mia famiglia si è unita profondamente, ed abbiamo assaporato ogni attimo che ci è stato concesso della preziosa presenza del babbo. Ho visto il suo cuore aprirsi come non mai prima, e sono finalmente riuscito a dirgli quanto lo adorassi. Infine ho avuto il dono di poterlo accompagnare sino all’ultimo respiro.
Da quel giorno il mio rapporto con la morte, e quindi anche con la vita, è cambiato radicalmente. Non è stato un evento immediato, piuttosto un processo graduale, durante il quale ho metabolizzato l’evento ed il suo senso, e sono successe anche cose “speciali”.
A questo proposito voglio riferire solo un episodio emblematico, meno intimo ed un po’ più “pubblico”, che penso possa avere una sua utilità in questa sede. Grosso modo a partire dall’inizio della malattia di mio padre, non ricordo bene per quale motivo, decisi di divenire donatore di sangue. Ogni anno donavo mediamente 3-4 volte nella stessa struttura dove mio padre trascorse i suoi ultimi giorni.
Quando ci fu il tracollo, mio padre venne ricoverato d’urgenza e subì un intervento chirurgico palliativo. Subito dopo venne trasferito in terapia d’urgenza in condizioni gravissime. Alcuni amici, venuti a conoscenza della vitale necessità di trasfusioni, si attivarono spontaneamente per chiedere donazioni di sangue a tutti i loro amici e conoscenti. Molte persone vennero all’appello, chi non poté farlo ci manifestò comunque grande solidarietà. Tutto il sangue che avevo donato tornò indietro al mio babbo nel momento del bisogno …
Quando mio padre ci lasciò era quasi notte. Guidavo zuppo di lacrime verso casa di mia madre, ma dentro di me sentivo un irresistibile impulso a dire … GRAZIE! Fu così che dopo avere abbracciato mia madre e mia sorella, accesi il pc del babbo e scrissi alla mailing list creata dai miei amici per la donazione:
“ Cari Donatori,
Grazie di Cuore a tutti coloro che hanno potuto donare o contribuire alla donazione. Per tutti i malati che ne hanno disperato bisogno, tra cui anche nostro padre.
Nel Lazio le donazioni continuative sono ancora decisamente scarse. Diventare donatori, se la salute e l’età lo consentono, è veramente molto semplice e gratificante. Oltre a disporre con regolarità di analisi del sangue (molto utile a livello preventivo), si diventa parte di un processo virtuoso che prima o poi potrebbe essere utile a noi stessi o ai nostri cari.
Nostro padre ci ha lasciato questa sera. Grazie alle trasfusioni ricevute ha guadagnato qualche giorno di vita che ha trascorso insieme ai suoi cari. Ci siamo salutati bene, scambiandoci parole che troppo poco spesso colorano i dialoghi di padri e figli.
Il mio augurio è che gesti di solidarietà occasionale possano tramutarsi in azioni continuative.
Solo quello che doniamo è veramente nostro.
Paolo”
Queste mie righe hanno avuto un forte impatto su tutta la lista, e per diverso tempo ho continuato a ricevere solidarietà e simpatia da persone completamente sconosciute. Ma soprattutto hanno dato la grinta e la carica a me stesso per tutto quello che è seguito …
C’è voluto del tempo per ritrovare il sorriso, ma il volere vedere le cose in un certo modo ha fatto veramente la differenza nell’affrontare la situazione.
Con simpatia, Paolo
gianluca
marzo 2nd, 2009 at 16:30
ciao Sebastiano ,ti racconterò oggi quello che per me è stato uno dei più bei periodi di crisi professionale.Parlo di una esperienza formativa durata 3 anni ,in un azienda che si occupava di formazione e di vendita a cui devo molto nonostante la mia crisi e il conseguente abbandono dell’incarico.imparavo i modelli di comportamento personale e professionale ,li applicavo nella pratica ,ma purtroppo ,a causa della mia inesperienza mancava l’etica ,o forse il carisma nel trasmettere ai clienti il valore del prodotto e così realizzavo poche vendite.Reclutavo tante persone ma poche restavano perchè le vendite erano insufficienti.L’identificazione nell’azienda ,nelle sue filosofie ,da parte mia era grande ,e sapevo che dipendeva comunque da me ,dalle mie resistenze interne.Devo dire ,circa la mia attidudine del momento ,che ero più portato alla vendita dell’idea imprenditoriale che alle vendite sul campo.insomma per 3 anni ,seminari regionali ,corsi di formazione avanzati nella penisola ,stavo cambiando ma non ero maturo professionalmente ,e questo mi creava più uscite che entrate ,dal punto di vista finanziario.E fu così che la mia dolce metà un bel giorno ,prese il posto alla voce della mia coscienza e dovetti udire un ultimatum…gianluca,mi disse così non può funzionare ,devi accettare l’idea di cambiare lavoro (lei ,lo chiamava così).Fù dura da accettare ma alla fine compresi che probabilmente dovevo provare altre strade.Con fatica mentale, iniziai una serie di colloqui per circa 2 mesi e accettai un incarico da team manager presso una nota azienda di vendita diretta italiana ,probabilmente oggi la più grande in italia.Questo fatto risale a 7 anni fà.Devo precisare che quando andavo ai colloqui di lavoro nella disperata ricerca di un incarico altrettanto stimolante a quello appena lasciato,ero io a selezionare i reclutatori di turno!Mi spiego meglio…Venivo da un esperienza di 3 anni di formazione, mi sono sempre occupato di questo ,reclutare! in 3 anni avevo incontrato centinaia di persone ,sviluppato una buona capacità di acquisizione dei collaboratori.Questo fattore è stato determinante nella scelta del mio attuale incarico in questa azienda.Ebbene si ,il vero motivo che mi ha spinto ad accettare l’incarico è stato “la forza di quel colloquio”!Avevo davanti a me una persona apparentemente semplice ,ma dopo 5 minuti mi ha saputo leggere la vita!Capacità di seduzione 100%! E’ stato straordinario!Capii subito che avevo trovato una guida eccellente e mi lasciai andare ,seguii il mio istinto ,o meglio le mie sensazioni positive!Correva l’anno 2002 ,e dopo soli 4 mesi avevo realizzato più di 80 vendite ,vinto una crociera!Al rientro dalla splendida vacanza iniziai ,non da solo ,la creazione del team.Anche qui un successo!Alle premiazioni di fine anno vinsi 2 riconoscimenti dall’azienda :miglior talent scout (nella mia regione),2° classificato per fatturato di gruppo nell’area manager (sempre nella mia regione).Ok ,questo non significa che sia stato tutto rose e fiori…ma è successo un fatto nuovo.Ho applicato la formazione in un altra azienda ,che di formazione professionale non ne fà! Ero visto fin da subito come un potenziale ,hanno quindi deciso di investire tempo su di me.Ho perfezionato il mio stile ,sono diventato un venditore ,sono cresciuto grazie a una struttura di vendita ,perchè finalmente sapevo dimostrare loro come raggiungere buoni risultati sul campo! Potete immaginare come è cambiata la mia vita nell’arco di soli 12 mesi?Questa storia è sempre viva nella mia mente ,a volermi ricordare che quando sembra che tutto sia perduto in realtà stai per intraprendere un esperienza più forte , più grande!La crisi aiuta a crescere.
Un cordiale saluto
Gianluca
Susanna
marzo 2nd, 2009 at 20:07
Questi post di “ottimismo puro”, come li hai chiamati tu, sono una benedizione… non esagero!! Io e mio marito li leggiamo spesso e ci piace l’idea di venire qui sul BLog a vedere se ci sono novità… così che quando troviamo il post nuovo è come una mini sorpresa felice.
Grazie ancora..
Susanna e Aldo
PS noi non abbiamo una storia pronta da scrivere e condividere ma ci stiamo pensando
Sebastiano Todero
marzo 2nd, 2009 at 20:19
***Paolo e Gianluca….
le vostre storie sono eccellenti… le prendiamo in considerazione per l’eBook “101 Storie di Ottimismo”.
***Andrea
La “responsabilità”… parola magica che manda in Crisi molte persone e che al tempo stesso è la soluzione della Crisi come giustamente ci hai ricordato tu.
***Susanna e Aldo
Grazie della stima… come sapete cerco solo di raccontare il mio punto di vista. Cercherò di farlo più spesso allora…
Grazie a tutti e… avanti con le storie!
CARMELITA
marzo 3rd, 2009 at 17:53
GRAZIE! GRAZIE! GRAZIE!
QUESTO ARTICOLO E’ COME FARO SULLA STRADA NEBULOSA DELLA QUOTIDIANITA’
Giovanni Scruzzi
marzo 3rd, 2009 at 18:22
Ciao Sebastiano.
Sono un pò in ritardo causa problemini con la mia ADSL.
Brevemente vado a raccontare la mia vita. Momenti di “CRISI” cui sono seguiti momenti di “FESTEGGIAMENTI”.
Sono nato in Friuli durante la guerra. In campagna dove mio papà era affittuario in una piccola azienda agricola. E’ vero, si produceva tutto ciò che occorreva per l’alimentazione. Ma le ristretezze economiche regnavano.
Terminata brillantemente la scuola elementare, ho potuto frequentare i 3 anni di avviamento professionale. Allora, in parallelo alle medie esisteva l’avviamento professionale. E direi che sono stato tra i fortunati, perchè in molti finivano con le elementari. A 12 anni in campagna servivano braccia.
Arrivato a 20 anni, con la sola preparazione professionale, non vedevo molti sbocchi. Un generale in pensione che frequentava la nostra famiglia mi indirizzo verso la carriera militare. E perchè no?
Partito per il CAR (Centro Avviamento Reclute)a Sabaudia Latina, con una firma per anni 3. Arrivati in caserma, assieme ad altri ragazzi, fummo accolti dai soldati di leva al grido: Firmaioli dovete morire!! Belissimo!! Il grido si ripeteva in fila per il rancio, in mensa e nelle camerate. Trascorso qualche giorno decisi che era meglio rinunciare (CRISI) e mi misi a rapporto con il Maggiore Comadante della Scuola ( era una scuola militare per tecnici radar). Il colloquio durò non più di 10 minuti e, se ben ricordo, fui cacciato con due benefici calci dove non batte il sole. E questa fù una grande occasione che cambiò, sicuramente, in meglio la mia vita.
Dopo i 3 mesi del CAR via alla Scuola di Artiglieria Contro Aerea presso la Cecchignola di Roma dove conseguii la specializzazione di tecnico radar. Scuola radar che ai tempi non era ancora presente nelle università. Novità assoluta e, quindi, “FESTEGGIAMENTI”.
Alla fine dei 3 anni di ferma volontaria decisi che la vita militare non confaceva alle mie aspettative. Chiesi e ottenni il congedo con forti rimbrotti dal Colonello Comandante “CRISI”. Roba che se uno si permetteva di rispondere a mezzo tono poteva finire a Gaeta. Ma non in vacanza, ma nel carcere militare.
La Scuola era sponsorizzata dalla RCA ( Radio Corporatio of America) americana. Il direttore tecnico era un italo-americano. Ricordo molto bene il nome: Ing. Bassi. L’ing. Bassi, saputo che stavo per andarmene mi propose di andare a lavorare nel desert libico presso una grossa compagnia di costruzioni. Compagnia americana. Nel deserto con alloggi mobili e dove erano presenti solo americani e pochi inglesi. Peccato che io non sapessi una sola parola di inglese. CRISI, CRISI… Per poter sopravvivere, il pane lo dovevo indicare con le dita fino ad imparare la parola “bread”. E cosi per il resto. E dopo 4 anni, con impegno e pazienza, come sta scritto nei manuali dell’Adm, parlavo quasi come un americano ( e giù Festeggiamenti).
Rientrato in Italia, alla fine del 1964, con le conoscenze dell’elettronica, l’esperienza acquisita in Libia con compagnia americana e la buona padronanza della lingua inglese fù relativamente facile trovare impiego presso grossa azienda americana che operava nel settore dell’elettronica. Elettronica di alto livello. In detta azienda vi rimasi per oltre 35 anni. Fino alla pensione. Una buona carriera, ho girato il mondo e ho avuto grosse soddisfazioni. E pensare che….se non avessi preso i 2 calci di Sabaudia Latina la mia vita sarebbe stata completamente diversa.
Sebastiano, è stato belissimo ripassare tutti questi momenti. Ti ringrazio per l’opportunità che mi hai dato.
Sebastiano Todero
marzo 3rd, 2009 at 19:01
***Carmelita
che dire: i fari son sempre li, fermi che illuminano la notte nebulosa…
tuttavia poche persone hanno voglia di alzare lo sguardo e notarli!!
Tu sei una di quelle persone!
Complimenti a te.
Sebastiano
Sebastiano Todero
marzo 3rd, 2009 at 19:04
***Giovanni
Giovanni… tu ringrazi me per l’opportunità di aver rivissuto le tappe della tua vita???!!!
Io ringrazio te per averle condivise con noi su questo BLOG!
ma è sempre merito tuo!
Per carità hai scelto il BLOG migliore al mondo
Scherzi a parte complimenti e grazie del contributo.
Sebastiano
andrea
marzo 4th, 2009 at 16:38
credo che parlare ‘liberamente’ della crisi aiuti ad esorcizzarla.
grazie per l’opportunità
andrea
Sebastiano Todero
marzo 4th, 2009 at 18:43
***Andrea
Parlare e scrivere aiuta ad “ascoltare” il proprio pensiero ed eventualmente a capirlo meglio o se necessario “correggerlo”.
L’occasione di avere un BLOG come questo o meglio come quello di Panorama Sviluppo Personale ( http://www.accademiadeimiglioramenti.com/blog ) è utile perchè non solo si ha l’occasione di riflettere su temi utili ma anche quella di dialogare con persone impegnate come noi che altrimenti non riusciremo a contattare.
Grazie a te e a tutti gli altri CommenTatori
Sebastiano
andrea
marzo 5th, 2009 at 11:45
Hai proprio ragione!
Su ObiettivoEfficacia ho proposto così l’approccio al tema:
http://obiettivoefficacia.wordpress.com/2009/02/16/crisis-what-crisis/
ciao e grazie
Andrea
Marco Galeazzi
gennaio 27th, 2011 at 15:09
La crisi dà opportunità nuove. Riporto un esempio che mi fece a suo tempo il prof. Attilio Giampaoli ( docente di tecnica bancaria presso l’ università di Urbino ).
” Molto spesso le imprese sono bloccate per la rigidità degli impianti ed investimenti già posti in essere. Questi ingenti investimenti hanno un notevole impatto sul fabbisogno finanziario dell’ impresa, il che porta l’ imprenditore ad operare con un alto livello di del coefficente del grado di indebitamento ( debiti di finanziamento, in genere debiti v/banche fratto capitale proprio ). Se ne deduce che le imprese dovranno dimostrare alle banche la loro capacità di rimborso in ipotesi di funzionamento.
Siamo ai primi del 900 e l’impresa urbinate X genera un grande livello di fatturato vendendo le proprie siringhe sterilizzate in vetro. Con l’ introduzione della plastica anche in questo settore c’è la possibilità di abbattere i gli ingenti costi fissi di produzione. Nel breve termine per la ns impresa X tale innovazione significa cambiare, anzi, smantellare, i propri impianti. La decisione dell’ imprenditore è puntare sulla qualità dell’ attuale prodotto e rimandare. Nel frattempo un operaio dell’ azienda X si licenzia e con l’esperienza già acquisita costituisce l’azienda Y.
Gli investimenti di Y sono mirati e si punta all’ utilizzo della plastica per la produzione a grandi lotti delle siringhe. Nei primi anni la situazione finanziaria di Y è negativa: le perdite sono ingenti e il prodotto ‘ siringhe di plastica ‘ non decolla immediatamente. Con il passare degli anni la situazione si capovolge radicalmente con i risultati che sappiamo: X fallisce, Y si consolida nel mercato.
E’ un esempio che mi è rimasto profondamente impresso dal corso di Tecnica Bancaria di Urbino. Comunque il mio insegnante andò ben oltre l’ analisi finanziaria e ci fece capire che gli unici fautori del successo o del fallimento siamo noi. Così come l’ impresa deve essere capace di individuare minacce e opportunità del suo settore produttivo o nicchia deve essere anche capace di orientarsi alle opportunità già presenti ma che in futuro le daranno nuove opportunità.
Questo concetto in PNL è perfettamente spiegato dai miei due autori preferiti che sono R. Dilts e Tony Robbins.
Secondo Dilts occorre ” Reicorniciare ” la nostra percezione della realtà in un contesto molto più amplio.
Secondo Robbins, ampliando il ns orizzonte temporale avremo un prospettiva superiore rispetto l’attuale ns situazione attuale.
In entrambi i casi dalle crisi si esce cambiando il proprio punto di vista, abitudini e cambiando il ns modo di pensare rigido con uno più flessibile. Non ha caso le aziende che escono dalla crisi oltre ad essere più flessibili e innovative sono quelle in cui l’ imprenditore crede in sè e nell’ organizzazione e flessibilità del team creato.
Sebastiano Todero
gennaio 27th, 2011 at 16:17
Grande Marco….
i tuoi commenti sono così lunghi che se un giorno di questi devo andare in ferie… ti lasci un account per scrivere qualche post
Scherzi a parte mi focalizzo sull’ultimo pezzo del tuo scritto, in cui parli di Dilts che invita ad allargare la percezione ad un contesto più ampio e Robbins che invita ad ampliare l’orizzonte temporale. Hai mai notato che la gestione della percezione delle aree che coinvolgono un certo evento e la durata dell’evento stesso sono due dei Pilastri dell’Ottimismo Realistico.
La capacità di focalizzarsi su questi due pilastri è proprio nel DNA degli insegnamenti del primo mese di Accademia e come ben vedi queste nozioni vanno oltre la gestione del nostro Stato d’Animo in una situazione personale ma arrivano ad essere capacità richieste anche all’imprenditore per gestire il proprio Stato Patrimoniale.
Interessante vero?
Sebastiano